3rd and Long

Thinking about football

Benvenuti!

Un blog per parlare di football, per scrivere di football ma, più precisamente, per "pensare di football". Nell'era di internet non avete bisogno di un blog italiano, non avete bisogno di notizie o commenti; ma forse, di un blog così, ne ho bisogno io per interagire, raccontare, descrivere. E se anche a voi, ogni tanto, capita di pensare al football...

February 2010
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Re e Regine

Posted By chinasky on February 6, 2010

Ci siamo. L’ultima notte della Nfl è alle porte, si chiama Super Bowl e, per qualche americano, è dopo il Thanksgiving Day la “festa” più importante d’America. L’ultima partita di scacchi sta per essere servita, re nero contro re bianco, Drew Brees contro Peyton Manning. Le regine della serata saranno Colts e Saints ma alla fine l’incoronazione sarà per una soltanto. Ed è normale che si parli di regine, di fronte abbiamo le due migliori squadre di regular season, la numero 1 della Afc contro la numero 1 della Nfc. Il Super Bowl numero 44 segnerà la storia di due squadre ed in modo definitivo traccerà la carriera di due dei migliori quarterback del decennio.

Gli Indianapolis Colts, lo scrivevo mesi fa, hanno sfruttato al meglio l’occasione, una stagione strana in Afc, senza la consistenza e la continuità di alcune tra le migliori squadre del campionato. Non potevano fallire, non lo hanno fatto ed ora tornano a giocarsi il titolo dopo averlo vinto (prima volta da quando risiedono nell’Indiana) nel 2006. Peyton Manning a sessanta minuti dal poter essere proclamato uno dei più grandi perché, visto il talento, un anello sembrava scontato, quasi obbligatorio, due farebbero la differenza e lo metterebbero in una posizione eccellente nella storia del gioco.

Di fronte i Saints, alla prima apparizione di sempre. Scherzava David Letterman l’altra sera: ci sono voluti 42 anni per New Orleans, non hanno dovuto aspettare così tanto nemmeno per i soccorsi dopo Katrina. Già, Katrina. L’anno seguente al tremendo uragano i Saints tornarono ai playoff dopo una vita e persero la finale di conference contro i Chicago Bears poi spettatori proprio del primo trionfo di Manning. Adesso molti attendono quel risarcimento che solo lo sport può dare, un risarcimento morale, una notte che sia gioia per tutti. Contro chi a New Orleans c’è nato, come Peyron, figlio di Archie ex idolo (e quarterback) proprio della città della musica e della magia nera.

Indianapolis favorita per esperienza e qualità, ma anche per la compattezza dimostrata ai playoff. Prima vittoria dopo un “bye” nell’era Manning, grande rimonta sui sorprendenti NY Jets. In altre stagioni avremmo visto Indy sciogliersi davanti alla freschezza dell’avversario, stavolta abbiamo visto salire l’intensità del gruppo, la difesa alzare il tono dello scontro, Manning tagliuzzare l’avversario con classe e disciplina.

I Saints arrivano all’evento più importante con qualche dubbio. La finale di Nfc ci ha detto che Minnesota ha giocato meglio, ha conquistato 14 primi down in più, ha potuto amministrare la gara. Ma ha perso 6 palloni e contro un attacco come quello dei Saints certe cose le paghi perché questi, di punti a tabellone, ne riescono a mettere sempre tanti. Proprio questa è l’arma di Sean Payton oggi: tenere il risultato alto, giocarsela a chi segna di più. Perché in difesa la tattica sarà la stessa di tutta la postseason: mettere le mani addosso al quarterback avversario, rischiare molte penalità ma colpirlo, intimorirlo, farsi sentire per spezzare il ritmo.

Basterà aspettare domani sera per vedere se la pressione schiaccerà New Orleans o se Brees e soci riusciranno a tenere il passo dei Colts e a giocarsela fino in fondo. Gli ultimi Super Bowl sono spesso stati combattuti e aperti sino agli ultimi minuti. La speranza degli appassionati è che, domani, non faccia eccezione. Ci si vede a Miami, dove Manning ha già vinto. In Florida non c’è bel tempo, il Super Bowl è a rischio pioggia, proprio come quella notte di tre anni fa. Saints o Colts, ormai non c’è più tempo: solo una rimarrà scritta nel libro dei vincitori.

Cards e Ravens avanti

Posted By chinasky on January 12, 2010

Abbiamo dovuto aspettare l’ultima partita del week end per trovare spettacolo, punti, tensione e, soprattutto, una gara equilibrata. La domenica delle wild card si è aperta con la vittoria di Baltimore a Boston contro i New England Patriots, sconfitta, quella dei Pats, che chiude inevitabilmente un ciclo. In attesa di vendicare lo scivolone al Super Bowl clamorosamente perso contro i Giants, i ragazzi di Bill Berlichick sono incorsi prima nell’infortunio di Tom Brady e poi nella stagione che ha visto il tentativo di recuperarlo e di rimettere in piedi una squadra davvero quadrata.

Stagione altalenante quella dei Patriots e conclusa malamente in casa con una sonora sconfitta. I Ravens si impongono 33-14 e nel primo tempo diventano un vero e proprio incubo per i padroni di casa. Ventiquattro punti, un primo gioco da 83 yard e touchdown di Ray Rice (22/159, 2 TD), forza e recupera un fumble, intercetta due volte Brady. Per i Ravens è l’apoteosi, New England proverà a rialzarsi ma senza mai davvero andare vicina a qualcosa che assomigli ad una vera rimonta. Baltimore esce con le corse, una difesa rapida e pesante, forza turnover e lascia Joe Flacco  fare lo spettatore in campo: 10 i lanci chiamati, 34 le yard, 5 incompleti più un intercetto. Da queste parti bisonga sperare che ogni domenica sia come l’ultima e, al Divisional, arrivano i Colts, con un Peyton Manning che oggi vale qualcosa in più di Brady. Ed anche Indianapolis vale più di questi Patriots. Giusto correre e difendere bene, ma prima o poi la palla andrà messa in aria seriamente e questo Flacco, almeno in postseason, continua ad essere più un oggetto misterioso che altro.

Lo splendore arriva da Glendale, Arizona, una battaglia aerea incredibile, difese costantemente battute e 96 punti totali a tabella. La spuntano i Cardinals in overtime grazie a un fumble riportato in meta da Karlos Dansby. Come nella gara precedente anche questa vede una squadra, i Cards, partire col piede decisamente schiacciato sull’acceleratore: 17-0 il primo quarto, 24-10 il secondo. Poi Aaron Rodgers, a un passo dall’essere MVP del week end, tira fuori talento e rabbia e spinge i suoi ad un passo dall’impresa.  Prima spinge i suoi sul 38 pari poi, dopo l’ennesima meta avversaria, sul 45-45. Solo il fumble forzato da Michael Adams ferma, improvvisamente, i sogni dei Packers.

Pur con due difese completamente dominate, la partita è godibile e spettacolare, in campo due immensi quarterback, il presente ed il passato che si scontrano nella tana senza età dei playoff. Forse, ma solo forse, nel freddo del Wisconsin, il vecchio Kurt Warner non ce l’avrebbe fatta, ma questo è il gioco, questa è la Nfl. Alla fine, dopo tre partite chiuse troppo in fretta dalla supremazia di una delle squadre in campo, una partita caldissima che tiene tutti sul divano fino alle 2 di notte a spalancare la bocca per ogni giocata. Aaron Rodgers e i suoi Packers hanno dato tanto e dimostrato che le basi sono ottime, che il futuro può essere loro. Il quarterback di Green Bay ha staccato l’ultima pagina di Brett Favre dalle memorie dei tifosi gialloverdi. Un intercetto l’unica macchia di una partita che dice 28/42, 422, 4 TD. Peccato sia partito freddo e peccato per quel lancio appena lungo ai supplementari, ma al menù ha aggiunto una meta su corsa, giusto per gradire. E peccato che dall’altra parte nessuno abbia arginato la voglia e la rabbia di un quasi quarantenne che ha voluto ricordare a Rodgers cosa sono classe, esperienza e volontà. Kurt Warner ha giocato la Partita, quella con la maiuscola, sbagliando quasi nulla e alzando numeri spaventosi neanche fosse ancora alla guida di quei magnifici Rams di dieci anni fa. Warner completa 39 passi su 43  e lancia 5 touchdown pass. Il suo rating è 154.1 in un valore che trova la perfezione a 158.3; eppure io, di imperfetto, non visto nulla.

Sabato Arizona contro New Orleans, Warner contro Dreew Brees: possibile un’altra battaglia aerea, possibile un’altra notte di fuochi d’artificio.

Sorpresa Jets, finalmente Cowboys

Posted By chinasky on January 10, 2010

NY Jets e Dallas Cowboys sono le prime due squadre a uscire vincenti dal Wild card week end e a staccare un buglietto per i Divisional Playoff della prossima settimana. New York attende la sfida tra Ravens e Ptariots per sapere se si troverà di fronte a Indianapolis o San Diego tra sette giorni, mentre Dallas guarderà alla gara di stasera tra i Cardinals e i Packers per scoprire con chi dovrà avere a che fare per tentare di accedere al Championship della Nfc. L’inizo dei playoff non è stato particolarmente esaltante, da una parte la delusione Cincinnati, squadra che per lunghi tratti in stagione era sembrata piuttosto quadrata ma che ieri sera ha messo in campo davvero poco. Benché il risultato non sia di una distanza abissale (24-14 per i Jets il finale) i Bengals sono stati davvero in partita fino al 7-14 verso lo scadere del secondo quarto e, da lì in avanti, non hanno mai davvero dato l’impressione di potersela davvero giocare. Sull’altro versante Dallas replica la stessa partita di domenica scorsa e spazza via gli Eagles per la seconda volta di fila (3-0 il record degli scontri diretti 2009). Una festa attesa, celebrata e ottenuta grazie a una prestazione quasi perfetta di tutta la squadra che mai ha lasciato intendere di voler calare la pressione sull’avversario se non a risultato più che blindato in cassaforte.

In ordine di tempo. A Cincy scendono in campo Bengals e Jets, stadio caldo e l’impressione è che un rookie come Mark Sanchez non possa gestire un ambiente di questo tipo. Sbagliato. A cadere in “trance” è Carson Palmer (18/36, 146, TD, INT) che lancia male per quasi tutta la gara. Non lo aiutano i wide receiver con qualche drop di troppo, ma nel complesso è lui a non trovare mai il ritmo giusto anche grazie a una buona difesa avversaria. Chad Ochocinco (2/28) oggetto misterioso della gara e coperto alla perfezione dal solito Darrelle Revis (2-1, INT) non incide mai, corre bene Cedric Benson (21/169, TD) che una meta da 47 yard trova il guizzo in mezzo a tanta mediocrità dei suoi e prova a rimettere in piedi la gara nell’ultima frazione di gioco. Nella serata totalmente sballata di Cincy ci si mette anche il kicker Shayne Graham che sbaglia 2 field goal piuttosto semplici. Sei punti che, nel complesso, non avrebbero forse modificato l’esito della partita ma che sicuramente avrebbero aiutato la squadra a tenersi moralmente in piedi e a giocarsi un ultimo drive con meno pressione addosso e meno punti da mettere in tabellone. Il kicker che aveva ricevuto il tag per questa stagione ha invece affossato due drive decisivi di Palmer e soci e lasciato che i Jets prendessero il largo.

Jets che al contrario di quanto detto prima hanno trovato in Sanchez (12/15, 182, TD) il giocatore capace di gestire con pochissimi rischi e pochi errori la partita. Sanchez non è andato sotto pressione, ha sfruttato una magnifica partita della solidissima linea che si trova davanti e ha lasciato che fosse più Shonn Greene (21/135, TD) di altri a sfiancare la difesa avversaria. Buona prestazione di New York, concentrata e quadrata al punto giusto, senza eccessi e con le idee giuste nei momenti in cui serviva. Due big play nel secondo quarto (una corsa di Greene da 39 yard e una ricezione di Dustin Keller da 45) sono stati trasformati in quei 114 punti che hanno subito ribaltato il risultato e affondato i Bengals.

Due parole in più le merita proprio Dustin Keller, tight end al secondo anno uscito da Purdue protagonista di tre giocate fondamentali. La prima, un blocco magnifico e potente sulla corsa da TD di Greene, la seconda è la sua ricezione da 6 punti per 45 yard e la terza un’altra lunghissima conquista, 43 yard, successiva a una palla ricevuta da Sanchez due giochi dopo la meta di Benson. Keller portava così palla sulle 23 avversarie e ne sarebbero usciti tre punti dal piede di Jay Feely (ieri anche i versione punter) che portavano i Jets a +10 e chiudevano la gara.

In Texas si assiste invece alla totale disfatta di Philadelphia, anch’essa come Cincinnati arrivata fino a qua mostrando a tratti le sembianze di una delle squadre più forti della conference di appartenenza. I Cowboys invece chiudono il cerchio, fanno filotto e vincono una gara di playoff dopo 13 anni. Per la prima volta dopo più di due lustri Dallas ottiene un record vincente nelle partite giocate tra dicembre e gennaio eppure, anche in questa stagione 2009, la maledizione sembrava essere tornata a bussare alle porte dei Cowboys. Dopo una striscia vincente di 7 gare, infatti, i ‘Boys esordivano nell’ultimo mese dell’anno con due sconfitte (Giants e Chargers) per poi ritrovarsi e reagire da veri campioni.

Vittoria sofferta contro gli allora imbattuti Saints, shutout a Washington e Phila, conquista della division e, ieri, passaggio del turno. Oggi Dallas “assomiglia” alla squadra più calda della Nfc e andrà tenuta seriamente d’occhio. Sulla partita c’è pochissimo da dire. Nei padroni di casa funziona tutto, grande difesa (4 sack e altrettanti palloni recuperati) in costante pressione sul quartreback avversario, velocità e colpi duri. Ottimo attacco che sbaglia poco, corre bene (Felix Jones chiude a 16/148 e un TD) e un Tony Romo (23/35, 244, 2 TD) che sbaglia pochissimo e mette su buoni numeri. Per Phila funziona solo un gioco tra Michael Vick e Jeremy Maclin che porta a un touchdown da 76 yard e fissa il risultato sul momentaneo 7 pari. Poi il vuoto, a parte un intercetto di Macho Harris poi giustamente corretto dal challenge di Wade Phillips. Intercetto che arrivava subito dfopo la meta degli Eagles e, forse, avrebbe potuto dare un altro senso alla gara ma non credo un altro esito visto che in campo non ci sono mai state due squadre.

Peccato che una rivalità così storica non abbia regalato qualche emozione in più, ma il 34-14 finale (con la seconda meta degli Eagles giunta a 3:23 dalla fine dopo 27 punti consecutivi di Dallas) sta lì a indicare tutto quanto c’è stato in questa gara, ossia una squadra in forma, ben organizzata e pronta ai playoff e un’altra in totale disfacimento nonostante il record delle ultime partite di stagione recitasse 6-1. Il problema è che questi Eagles non sono mai riusciti quest’anno a trovare un antidoto per battere Dallas la quale ha rispolverato le armi migliori per piazzare un totale di 78-40 nelle tre sfide giocate quest’anno.

Manning IV

Posted By chinasky on January 9, 2010

Peyton Manning ha vinto il quarto titolo di MVP, il secondo consecutivo, dopo le stagioni che lo videro vincere la classifica di AP nel 2003, 2004 e, appunto, 2008. Solito discorso su questi premi individuali, fanno parte del gioco, delle statistiche, di scelte umane che si possono condividere o meno e che nell’arco della loro storia lasciano sempre qualche ingiustizia dietro di sé. Ciò non toglie che mentre la Nfl elegge sul proprio sito Tom Brady come miglior atleta della decade Manning rompe la parità con Brett Favre in fatto di MVP vinti e diventa il primo giocatore di sempre a prendersi per così tante volte questo riconoscimento (ma anche con Jim Brown e Johnny Unitas a voler essere precisi, anche se il termine MVP è riconosciuto dal 1961 e la storia è un po’ lunga).

Segno di una grande carriera, comunque la si voglia vedere, anche se come ben sappiamo sono poi i Super Bowl a fare la differenza. A parte tutte le polemiche che, eventualmente, si possono mettere in campo, ritengo questo premio meritato. Peyton Manning ha guidato i Colts sul 14-0 prima di essere messo un po’ a riposo, ha lanciato per 4500 yard (57 yard in meno del suo record personale stabilito nel 2004), 33 TD (secondo miglior punteggio insieme al 2000) e un rating rasente al 100.0 (99.9).

E’ evidente che sia molto più opinabile la classifica stilata da Nfl.com, rispetto ad un giudizio dato di anno in anno e che è comunque certamente condizionata dai titoli vinti con la squadra. Brady è il leader della franchigia più vincente del nuovo millennio, ha giocato 4 Super Bowl e ne ha vinti 3, nel 2007 fu MVP battendo tutti i record possibili e, probabilmente, la gioielleria messa in casa peserà nella storia molto di più di quanto non peseranno i  numeri di Manning, il quale è ben cosciente di dover strappare un altro Vince Lombardi Trophy per poter davvero entrare nell’Olimpo degli immortali e non essere ricordato come grande e “incompleto”. Anche se nessuno potrà mai contestare la sua grandezza e la sua classe, questo titolo di MVP è solo l’ennesima conferma della stima che gli è riconosciuta e delle capacità che spesso mostra in campo. Un po’ di sangue freddo in più ai playoff e, ne sono convinto, oggi avremmo un albo d’oro decisamente diverso. Ma come detto nel post sulla finale NCAA, controprove non ne esisteranno mai e il campo ha sempre parlato più in favore di Brady, e Ben Roethlisberger, che non di Manning. E forse, anche per questo, i primi due non gli sono inferiori, anzi…

Alabama stende Texas e vince il BCS

Posted By chinasky on January 9, 2010

I Crimson Tide hanno dovuto aspettare 17 anni, ma ora l’attesa è finita, nella notte di una Pasadena che ha visto Nick Saban riconfermarsi allenatore vincente al college dopo il fallimento in Nfl e l’Heisman Trophy 2009 Mark Ingram (22/116, 2 TD) rendersi protagonista e confermare il proprio valore nel match più importante dell’anno. Nulla da fare per Texas e il quarterback Colt McCoy (uscito subito dal gioco per un infortunio che ha cambiato subito le condizioni in campo), la stagione di Aalabama aveva dato segnali di super potenza anche e soprattutto rispetto ai Longhorns,  ed il Championship della BCS è servito soltanto a confermare questa sensazione.

Andiamo con ordine: Texas parte con il giusto mordente, difende bene, intercetta un fake punt di PJ Fitzgerlad (nato da un’incomprensione con la sideline) e con due field goal si porta 6-0. Al secondo drive offensivo perde però Colt McCoy placcato da Marcell Dareus su un tentativo di corsa. La partita, Texas, perdono subito un immenso protagonista. L’ingresso di Garrett Gilbert è obbligato ma è anche un rischio infinito. Il freshman quarterback ha probabilmente un buon futuro davanti a se (con 12540 detiene il record per il Texas in fatto di yard lanciate alla HS) ma ci sono troppo poco lavoro e troppa poca esperienza per uscire da una finale per il titolo NCAA.

Gilbert è in difficoltà, qualcosa gli riesce bene, ma meno ai suoi ricevitori, qualcosa malissimo, la difesa di Aalabama cresce, lo intercetta una volta, lo mette sotto pressione mentre Ingram e Trent Richardson davanti cominciano a macinare. L’Heisman 2009 va in meta, lo segue il compagno con un big play da 49 yard su ottima giocata della linea, poi un field goal di Leigh Tiffin dalle 26 e, alla fine, la giocata che probabilmente crea il break, il distacco decisivi. A tre secondi dalal fine Texas si gioca uno shovel pass, solitamente giocata tranquilla, ma in campo Gilbert (che chiuderà 15/40, 186, yard, 2 TD, 4 INT) è in confusione, appoggia male il pallone, ne nasce un caos da cui esce Marcell Dareus con un intercetto che riporta in meta e chiude il primo tempo sul 24-6 per i Crimson Tide.

La seconda mezz’ora di gioco vede Alabama alleggerirsi un po’ e Texas cominciare a cercare una disperata rimonta. Gilbert trova due lanci lunghi per Jordan Shipley (10/122) che li trasforma in altrettanti TD, ai quali si aggiunge una trasformazione da 2 punti. Texas si trova a -3 con l’inerzia che appare tutta dalla sua parte. La difesa di Alabama però cresce di nuovo forza un fumble che recupera nei pressi della goal line avversaria e rimette in moto la premiata ditta Ingram-Richardson. Il primo segna il TD della sicurezza, il secondo (che chiude 19/109, 2 TD) quello del definitivo 37-21 dopo un intercetto a Gilbert. Un TD “eccessivo”, ma cercato e voluto da Saban come sigillo finale.

McCoy o no Alabama era probabilmente la squadra più forte in campo e quella che di più in stagione ha mostrato il football e i risultati migliori. Personalmente ritengo che la finale della SEC contro Florida potesse tranquillamente considerarsi il vero atto conclusivo del BCS, ma la NCAA va così, senza playoff e con tante polemiche, stavolta probabilmente zittite dalla forza della squadra vincitrice. Certo è che perdere sin da subito il vero antagonista dei favoriti Crimson Tide non ha aiutato, ma va dato merito a Texas di non aver mollato e di aver creduto nella rimonta quando le cose sembravano ormai definitivamente portate a termine. Quel shovel pass a 3 secondi dalla fine del secondo quarto, eseguito sì male, ma inutile come chiamata, ha guastato decisamente i piani di chi stava in quel momento inseguendo. Trovarsi in un secondo tempo con 12 punti in meno invece di 18 avrebbe cambiato tanto soprattutto per come si stavano mettendo le cose in campo. E’ vero però anche il contrario di tutto ciò, ossia che, forse, con soli 12 punti di vantaggio Alabama non avrebbe mollato un centimetro sul campo. Le controprove, nello sport, non esistono mai, parla il risultato del campo che ha detto Alabama e, credo, senza che nessuno possa davvero obiettare.

Appunto su Mark Ingram che diventa il solo giocatore dopo Matt Leinart di USC a vincere nello stesso anno Heisman Trophy e titolo nazionale.

Il mese dei campioni

Posted By chinasky on January 4, 2010

Chris Johnson, quinta prestazione su corsa di sempre, non sarà ai playoffGennaio ci dirà chi potrà partecipare al Super Bowl, febbraio chi sarà campione Nfl. Poco più di un mese per avere il verdetto finale che oggi appare più indecifrabile che mai. Fare i pronostici per la Nfl, lo si è detto mille volte, è peggio che giocare al Superenalotto, e la Week 17 lascia più dubbi che altro. Completato il “tabellone” Afc non resta che aspettare sabato per le Wild card, uno dei week end di solito più divertenti e impronosticabili della lega. Facile oggi parlare di Dallas per la Nfc, i Cowboys si sono levati di dosso la maledizione di dicembre, hanno chiuso la stagione in crescita, hanno rifilato due “cappotti” ad altrettanti rivali divisionali, vinto la Nfc East e spazzato via Philadelphia che, pochi giorni fa, era vista da molti come possibile regina della conference.

Dallas ora partirà all’assalto della prima vittoria ai playoff dai tempi di Troy Aikman e soci ma, soprattutto, ha le carte in regola per andare avanti. Squadra quadrata con un buon attacco ed una difesa che può dare tanto, la franchigia texana può sorprendere chiunque. Il re-match contro gli Eagles sarà però altra partita e, d’altro canto, anche Green Bay sembra oggi battezzata dagli astri come vera pretendente alla corona, con un Aaron Rodgers assolutamente fantastico e una formazione che nel complesso sta girando a mille. Si punta meno quindi su Arizona, squadra misteriosa che lo scorso anno sorprese però tutti arrivando a 12 secondi dal titolo. Kurt Warner e soci non sono in vacanza sono, anzi, squadra da temere, gruppo che vuole rifarsi della beffa subita un anno fa e che ha dimostrato di poter emergere nei momenti caldi della stagione. Riposeranno New Orleans, #1 della Nfc che pare aver già speso tutto, e Minnesota, capace di riprendersi le giuste quotazioni (e il bye) sui resti dei NY Giants.

Tornando alla Afc, le due notizie più importanti non faranno parte della post season: la prima riguarda Wes Welker, fondamentale (e fortissimo) WR dei Patriots che starà fuori sei mesi a causa di un crociato anteriore saltato in un movimento fortuito. La seconda riguarda Chris Johnson, RB dei Tennesse Titans che ha chiuso la stagione con 2006 yard corse ma vedrà i playoff dal salotto di casa vista l’eliminazione dei suoi che dopo un avvio tremendo sono riusciti a limitare i danni chiudendo 8-8. Johnson è il sesto giocatore nella storia Nfl a chiudere la stagione oltre le 2000 yard corse. Batte anche OJ Simpson, che nel 1973 ne corse 2003. Lo precedono invece Eric Dickerson (2105 nel 1984), Jamal Lewis (2066 nel 2003), Barry Sanders (2053 nel 1997) e Terrell Davis (2008 nel 1998).

New England aprirà contro Baltimore in una sfida piuttosto affascinante. L’andamento altalenante dei Ravens (così come di molte squadre abbastanza quotate nella conference) ci direbbe che i Pats partono favoriti, nonostante Welker e nonostante un record non favoloso (10-6). Molte le rimonte subire, molte le cose da mettere in riga, dalla difesa a una condizione di Tom Brady non sempre costante. Ma se Baltimore recupera il vero valore difensivo può far male. E portare a casa il colpo. L’altra wild card vedrà di fronte NY Jets e Cincinnati. I Jets sembrano ai playoff quasi per caso, un calendario che nelle ultime due sfide li ha messi di fronte a squadre arrendevoli e con la testa già al gennaio che conta, quell odelle eliminazioni dirette. Incontreranno i Bengals come è già successo stanotte, in un inedito scenario che vede ben tre sfide ripetersi tra l’ultima dio stagione regolare e le wild card. Dallas-Phila, Arizona-Green Bay e Cincinnati-NY Jets.

Anche i Bengals convincono relativamente, nonostante alcune punte altissime toccate in stagione ritengo che i loro successi dipendano soprattutto dai fallimenti di Pittsburgh, gli alti e bassi di Baltimore e, in altra division, la mancata conferma dei Titans. Tra sabato e domenica tre rivincite, quindi, con nulla di scontato e l’impossibilità che si ripetano certe batoste viste ieri. E’ ora di cominciare, si parte per i Playoff 2009, con il peso di un contratto collettivo che manca e, forse, spegnerà le luci della stagione 2011. Adesso è però tempo di giocare.